Centrodestra

L’ ultimatum di Berlusconi L’ Udc mi sostenga o si vota

L' ultimatum di Berlusconi L' Udc mi sostenga o si vota

Silvio Berlusconi e
Marco Follini

Berlusconi ha deciso: o Follini assicura l’ appoggio esterno all’ attuale governo senza insistere per un Berlusconi-bis o si va al voto anticipato. Ieri sera, all’ ora dei telegiornali una nota di Forza Italia metteva le carte in tavola, al termine di una giornata di attesa per l’ incontro di oggi pomeriggio con Ciampi al Quirinale (forse preceduto da un faccia a faccia con Follini), e dopo un vertice con Bossi e lo stato maggiore leghista nel Varesotto.

«Non è possibile fornire agli elettori uno spettacolo che ripete quei riti della vecchia politica politicante che si credevano ormai superati». E’ il più classico dei temi berlusconiani contro il «teatrino della politica». Per questo, secondo Forza Italia, «si ritiene che sia venuto il momento delle responsabilità e si rivolge perciò un appello a tutte le forze della Cdl per ritrovare lo slancio e la coesione originali». Infine l’ ultimatum: «Se non verrà dato appoggio e sostegno al governo guidato dal presidente Berlusconi e votato dagli elettori, si dovrà tornare dinanzi agli elettori stessi». Quando è stata diffusa dalle agenzie la nota di Forza Italia, Berlusconi era appena uscito dall’ incontro di due ore con Bossi. «Domani vedremo», aveva detto il premier. Oggi, infatti, sarà il giorno-chiave della crisi perché nel pomeriggio Berlusconi salirà al Quirinale per firmare davanti al capo dello Stato i decreti di dimissione dei ministri dell’ Udc che hanno lasciato il governo.

Quello che si deciderà nello studio di Ciampi è se Berlusconi si debba formalmente dimettere per ripresentarsi alle Camere con un nuovo governo e un nuovo programma – come vorrebbe l’ Udc – oppure se possa continuare con lo stesso governo e l’ appoggio esterno dei centristi di Follini. Berlusconi è fermo su questa posizione. E’ vero che l’ Udc gli ha assicurato nero su bianco che l’ unico nome per il reincarico è il suo, ma il presidente del consiglio non si fida ed è convinto che le crisi di governo – per dirla con Andreotti – «si sa come cominciano ma non come si concludono». Del resto ieri mattina il ministro dell’ Interno Pisanu già avvertiva aria di complicazioni e metteva in guardia: «Una crisi un po’ strana, in parte già disinnescata sul nascere e che tuttavia rischia di complicarsi se non prevarranno rapidamente il buon senso, la buona fede e la buona volontà». Schifani, presidente dei senatori di Forza Italia, dice che il documento della Direzione Udc che assicura il reincarico a Berlusconi non si presta ad equivoci. Ma Berlusconi vuole di più: una firma di tutti sotto al documento che aveva presentato già venerdì sera e che Follini non aveva firmato. Baccini, Udc, conferma che il suo partito non sottoscriverà documenti di questo tipo: «Firmare o non firmare documenti credo sia un esercizio non utile per nessuno». Le posizioni appaiono bloccate. Sul federalismo la Lega non transige. L’ asse Berlusconi-Bossi è confermato dall’ incontro di ieri pomeriggio e dalle dichiarazioni dei leader leghisti. E tra la Lega e l’ Udc è difficile vedere uno spiraglio di dialogo. Anzi il botta e risposta di ieri manifesta un clima di scontro violento. Per l’ Udc la strada è quella di una apertura formale della crisi per arrivare al Berlusconi-bis. «Chiediamo un nuovo governo e un nuovo programma, – dichiarava il ministro dimissionario Baccini – prendendo atto del voto e non dimenticando che siamo in una democrazia parlamentare e che i riti ufficiali sono utili per rilanciare la Cdl». La risposta del ministro leghista per le Riforma, Calderoli, non era certo un invito al dialogo: «Berlusconi la legittimazione l’ ha avuta dal popolo, solo il popolo può toglierla e non i riti del Palazzo». Controreplica dell’ Udc: «Duole che il nostro ministro per le riforme non distingua i riti della politica dalla Costituzione italiana. E’ sempre spiacevole quando nella disputa politica a farne le spese siano le regole che tengono unito il Paese, a dispetto della Padania».

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