Guerra

A undici anni dall’assassinio di Ilaria Alpi

A undici anni dall'assassinio di Ilaria Alpi

Ilaria Alpi

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi in Somalia il 20 aprile ’94. Dopo 11 anni si sanno i nomi degli assassini

Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda: ”Sappiamo chi ha sparato”

Ilaria Alpi: Taormina, abbiamo i 6 nomi degli appartenenti al commando che la uccise
Fonte: Articolo21 Liberidi

Hanno un nome i sei componenti del commando che, il 20 aprile del 1994, uccise a Mogadiscio l’inviata della Rai Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin.
Lo ha detto il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla vicenda,Carlo Taormina, nel corso di una conferenza stampa. La commissione avrebbe anche individuato un mandante, anch’egli somalo. ”Questi nomi sono un punto di partenza investigativo – ha detto Taormina – ancora da cristallizzare. Nel momento in cui questo sarà fatto, trasmetteremo gli atti alla magistratura”.
Per trovare risconti, dal 18 al 24 aprile la commissione sarà a Nairobi, in Kenia, dove saranno ascoltati testimoni oculari che, ha detto Taormina, ”rispetto alla lista degli aggressori, ce li possono confermare. Si tratta di testi alcuni dei quali venuti in Italia per testimoniare e mai ascoltati”.

”Verificheremo – ha aggiunto Elettra Deiana, componente della commissione – se i nomi segnalati sono attendibili come sospetti”. Attualmente sono in corso ”operazioni di contatto” affinché possa essere portata in Italia, l’automobile dove la Alpi e Hrovatin furono uccisi. ”Sappiamo dov’è – ha detto Taormina – ed è un elemento importante e risolutivo per chiarire delle questioni ancora aperte”. A tal proposito è stato chiesto al ministero della difesa un aereo Hercules C-130 per il trasporto della vettura. L’arrivo della macchina in Italia servirà ad avere riscontri definitivi sulla dinamica del duplice omicidio.

Ilaria Alpi fu uccisa da un unico colpo alla testa sparato da un kalashnikov. Una ricostruzione, questa, resa possibile dalle analisi effettuate sul corpo riesumato della giornalista dall’Istituto di Medicina Legale della Cattolica di Roma e da Scotland Yard per la balistica. Una ricostruzione che per essere definitiva aspetta la comparazione con le tracce presenti sulla vettura che potrebbe arrivare in Italia. ”È un omicidio che nella dinamica ricorda in maniera straordinaria quello di Nicola Calipari” ha detto Taormina.
Il proiettile che ha ucciso Ilaria Alpi, ”non è stato sparato a contatto né da un’arma a canna corta”. Lo ha precisato ieri Carlo Taormina. La vicenda sulla distanza e sul tipo di arma che ha ucciso Ilaria Alpi è stata oggetto di numerose perizie nel corso del processo a carico del somalo Hashi Omar Hassan, condannato per il duplice omicidio, davanti alla Corte d’Assise di Roma. Ciascuna delle due ipotesi apre, infatti, scenari diversi: Qualora fosse stato dimostrato che il proiettile era stato sparato da distanza ravvicinata, si sarebbe rafforzata la dinamica di una esecuzione. Invece, il caso opposto, convalidava la tesi di un agguato non mirato specificamente alla Alpi e a Hrovatin.

Durante la conferenze stampa – presenti i genitori della giornalista Luciana e Giorgio Alpi e i componenti la commissione – Taormina ha tracciato un bilancio di un anno di attività ”in attesa della relazione intermedia che sarà consegnata al Parlamento entro il 15 maggio”. Sui perché del duplice omicidio, Taormina ha detto ”che le cose indicate come causali sono tutte vere: incredibili traffici di armi e di rifiuti di ogni genere, la Cooperazione. Tutto ciò è un dato che consideriamo acquisito. Il problema è se ciascuna delle situazioni possa tradursi in elemento di prova”. E il fondamentalismo islamico ”non è incompatibile con le altre causali.”.
Quello che traccia la commissione è un quadro di carenze, omissioni e depistaggi di diversi settori interessati. ”Sullo spaccato somalo – ha detto Taormina – le presenze italiane a Mogadiscio sono state inerti a volte in maniera inspiegabile. Sul versante italiano il Sismi ha mostrato gravissime situazioni critiche dal punto di vista dell’acquisizione di dati utili. Ci sono accertamenti rimasti nei cassetti che abbiamo trovato noi. Abbiamo cercato una spiegazione trovando solo scaricabarile e muri di gomma”. La magistratura ”ha mostrato la corda sotto molti profili. La mancata autopsia della Alpi e la cremazione del corpo di Hrovatin sono un segno indelebile sull’inchiesta”.
Sotto la lente d’ingrandimento è anche il processo che ha portato alla condanna di Hashi Omar Hassan. Un capitolo a parte meritano i depistaggi. ”Sul ruolo della Digos di Udine – ha detto Taormina – abbiamo acquisito dati di situazioni gestite in maniera non legale al punto di aver occultato all’inchiesta testimoni fondamentali”. Fra i depistaggi ”esponenti degli apparati che si incontrano prima per concordare le versioni da rendere”, ”informative del Sismi sbianchettate e persone di responsabilità che non ignoravano i documenti che firmavano”.
”Ilaria ci consiglia ancora e stiamo facendo di tutto per non deluderla” ha detto Taormina confermando che la commissione chiederà una ulteriore proroga per chiudere i lavori.

”È un dolore immenso tutto questo tempo sprecato – ha detto Luciana Alpi -. In questa vicenda non abbiamo trovato un magistrato degno di questo nome”.
”Ho 81 anni e ho un po’ di fretta – ha detto Giorgio Alpi – Ilaria ha lottato per difendere quel Paese e il lavoro della Commissione vuol dire continuare la sua opera. Spero che la sua non sia stata una morte inutile”.

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