Centro

[Storia] Il partito Liberale Italiano

Partito Liberale Italiano
Partito Liberale Italiano

L’introduzione del sistema proporzionale nel 1919 e il conseguente trionfo dei partiti di massa socialista e popolare costrinse anche i liberali a cominciare a porsi il problema di più stabili forme organizzative.

Il Partito Liberale si costituì in vero e proprio partito nel 1922, non più come comitato elettorale, ma in maniera più strutturata. Lo slogan era: “Organizzarsi o morire”. Il Partito Liberale così riorganizzato, con Giovanni Giolitti, Antonio Salandra e Vittorio Emanuele Orlando, continuò tuttavia ad essere più un punto di riferimento aperto che un partito monolitico in grado di proporsi al paese come la sola espressione della rappresentanza politica liberale. Di fronte all’ascesa del fascismo, i liberali chiesero un ritorno alle norme statutarie ma in alcuni casi collaborarono all’instaurazione del nuovo regime autoritario, sia a livello centrale dove molti esponenti entrarono nel Governo Mussolini all’indomani della Marcia su Roma, sia a livello locale.

In vista delle elezioni del 1924 parecchi liberali accettarono di entrare nel Listone Mussolini, seppur con rilevanti e autorevoli eccezioni, prima fra tutte quella di Giovanni Giolitti. L’avvento della dittatura comportò lo scioglimento di tutti i partiti all’infuori del PNF, ma un numero limitato di liberali trovò un modus vivendi con il regime.

D’altra parte, il più importante tra gli intellettuali liberali, il filosofo e storico Benedetto Croce, che nel 1922 aveva giustificato il fascismo come esigenza temporanea per ridare ordine, divenne un convinto antifascista dal 1924: per tutto il ventennio, in Italia e all’estero, egli diede vita all’opposizione morale e intellettuale alla dittatura, in nome della “religione della libertà” e del richiamo al Risorgimento nazionale: un’opposizione che, per il grande prestigio internazionale del filosofo, il fascismo fu costretto a tollerare, almeno fino a un certo segno, lasciandogli continuare liberamente i suoi studi, ma senza fare propaganda politica attiva dopo il 1925. Fu in quell’anno che Croce redasse il Manifesto degli intellettuali antifascisti.

Dopo il 25 luglio 1943 alcuni esponenti politici liberali ripresero a partecipare all’attività politica in nome del Partito Liberale, sulla base del proprio prestigio personale prima ancora che il partito fosse formalmente ricostituito. Sorse così il desiderio e l’esigenza di rifondare il Partito Liberale sciolto dal fascismo.

Alcuni, come ad esempio Leone Cattani, Nicolò Carandini e Mario Pannunzio, iniziarono, dopo l’8 settembre 1943, a pubblicare in clandestinità un periodico, il Risorgimento Liberale. Dopo la liberazione della capitale, Risorgimento Liberale diventò l’organo ufficiale dell’embrione di partito che andava ricostituendosi. Per analogia con gli altri partiti a base ideologica, venne coniato il termine Partito Liberale Italiano. Rimase sempre forte il senso di continuità storica con il partito precursore e la fase costituente del PLI fu vista e vissuta essenzialmente come la riorganizzazione del Partito Liberale.

L’attività politica in questa fase iniziò a prendere forme sempre più consistenti con l’adesione al progetto della ricostituzione liberale da parte di alcuni esponenti storici del liberalismo italiano come Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Vittorio Emanuele Orlando, Alessandro Casati e Marcello Soleri, oltre che di esponenti più giovani come Manlio Brosio.

Grazie soprattutto a Leone Cattani, Alessandro Casati e Marcello Soleri, il Partito Liberale partecipò alla formazione e all’attività del CLN. Al sud nel 1944 Benedetto Croce, criticato però da Nicolò Carandini e Mario Pannunzio, fu ministro senza portafoglio nel secondo governo Badoglio in rappresentanza dei Liberali. Il Partito Liberale Italiano avviò la sua fase di ricostituzione politica grazie al prestigio di Benedetto Croce e di Vittorio Emanuele Orlando partecipando, in maniera numericamente ridotta, ma efficace per le iniziative di combattimento sostenute, sia alla Resistenza partigiana che ai governi di unità nazionale guidati da Ivanoe Bonomi e Ferruccio Parri. Sempre a nome del ricostituito Partito Liberale fecero parte del Governo Bonomi II: Benedetto Croce, Nicolò Carandini e Alessandro Casati.

Al nord Edgardo Sogno, medaglia d’oro della resistenza e capo dell’Organizzazione Franchi, partecipò al CLNAI in rappresentanza del Partito Liberale. Durante la Resistenza i Liberali parteciparono attivamente alle azioni militari partigiane ed ebbero molti caduti tra le loro file. Molti di essi militarono nelle Formazioni Autonome, i cosiddetti Badogliani.

Sebbene nell’atto costitutivo approvato nel Congresso di Roma (dal 9 aprile al 3 maggio 1946) vi fosse un esplicito riferimento all’epoca giolittiana, il Partito Liberale Italiano (PLI) ebbe una rilevante componente di destra.

Essa mantenne senza equivoci la qualifica di forza antifascista e si attestò su posizioni conservatrici, monarchiche e nazionaliste.

Nel referendum istituzionale per la scelta tra repubblica e monarchia, il PLI si schierò per la monarchia. La stragrande maggioranza dei liberali votò a favore della Monarchia, anche se Croce, successivamente, invitò il PLI a integrarsi e servire fedelmente la Repubblica.

Alle elezioni del 1946 per l’Assemblea Costituente il PLI si alleò col Partito Democratico del Lavoro formando l’Unione Democratica Nazionale, che ottenne il 6,8% dei suffragi e 1.560.638 voti, ottenendo 41 seggi, quarto gruppo dopo democristiani, socialisti e comunisti. Nella stesura della Costituzione l’ideologia liberale fu una delle dominanti insieme a quella cattolica ed a quella marxista.

Alle elezioni politiche del 1948, invece, il PLI, insieme al Fronte dell’Uomo Qualunque, formò una lista unica: il Blocco Nazionale, che ottenne 1.003.727 voti, pari al 3,82%, conseguendo 19 seggi alla Camera e 10 al Senato.

L’accorta segreteria di Giovanni Malagodi valorizzò posizioni maggiormente liberiste, vicine agli insegnamenti di Einaudi, sfociate in una durissima opposizione alla nazionalizzazione dell’energia elettrica e in generale alla formula del centro-sinistra; in quel periodo vi fu una crescita esponenziale.

Malagodi fu anche un laico intransigente, sulla scia della tradizione di Cavour, anche se non anticlericale. In questo contesto ci furono nuovamente alcuni contrasti con il mondo cattolico, soprattutto quando il liberale Antonio Baslini, insieme al socialista Loris Fortuna, propose la legge sul divorzio, poi approvata dal Parlamento e detta appunto Legge Fortuna-Baslini.

Il Partito liberale fu uno dei più strenui oppositori della riforma urbanistica ideata dal Ministro Fiorentino Sullo e che cercava di limitare gli effetti negativi della speculazione edilizia. Questa nuova strategia politica non fu apprezzata da alcuni giovani liberali dell’ala sinistra del partito, fra cui Eugenio Scalfari e Marco Pannella, appoggiati soprattutto dalla redazione de Il Mondo di Mario Pannunzio. Essi si staccarono dal PLI e nel 1955 fondarono il Partito Radicale dei Liberali e Democratici Italiani, su posizioni anticlericali ed ispirate all’estrema sinistra storica ed al Partito Radicale Italiano, unendosi anche ad ex azionisti.

Alle elezioni politiche del 1963 il Partito Liberale Italiano raggiunse il 7% dei consensi, miglior risultato elettorale della sua storia. Guadagnò voti in tutta Italia, specialmente nel Nord Ovest, zona di maggior influenza liberale, ma comunque in tutto il Nord Italia, a Roma e in Sicilia, dove ottenne più del 10% dei voti.

Rimasto all’opposizione per tutti gli anni sessanta, il PLI subì poi una crisi elettorale che lo portò a diventare un partito marginale nello scacchiere politico italiano.

In particolare il PLI si oppose alle nazionalizzazioni, soprattutto di quella dell’industrie elettriche e all’istituzione delle regioni, viste come inutili forme di dissipazione del denaro pubblico. Il cavallo di battaglia era la lotta agli sprechi della pubblica amministrazione e all’eccessiva tassazione. In generale, il PLI di Malagodi si presentò come il difensore della proprietà privata, della libera impresa e del risparmio individuale. Avversò quindi anche ogni forma di dirigismo economico e la partecipazione delle imprese dello Stato (le imprese statali) ad attività imprenditoriali di mercato. Grazie a queste posizioni il PLI arrivò a più che triplicare i propri consensi elettorali soprattutto al nord.

Il successo elettorale venne man mano diminuendo nel corso degli anni settanta a causa del forte ostracismo dei partiti del centrosinistra e della marcata radicalizzazione a sinistra della politica italiana in quegli anni.

Il PLI partecipò al Governo Andreotti II con l’organica partecipazione di ministri e sottosegretari liberali e fu anche noto come Governo Andreotti-Malagodi. Lo stesso Malagodi infatti fu Ministro del Tesoro.

Alle elezioni politiche del 1976 il PLI ebbe un forte calo e la guida del partito passò alla corrente di sinistra favorevole alla collaborazione con i socialisti e in generale al progetto di costruzione di una maggioranza partecipativa tra DC e partiti laici (PLI, PRI, PSI, PSDI).

Valerio Zanone fu il nuovo segretario del PLI a partire dal 1976 e iniziò gradatamente ad orientarlo verso posizioni diverse dalla sua storia recente (da Malagodi in poi), richiamando in qualche modo la linea della segreteria di Bruno Villabruna.

Negli anni ottanta il PLI fu parte integrante del pentapartito, che metteva insieme la Democrazia Cristiana, all’epoca dominata dalle correnti dorotee e quella di Carlo Donat Cattin (di sinistra ma ostile al PCI), il Partito Socialista Italiano, il Partito Socialista Democratico Italiano ed il Partito Repubblicano Italiano, resasi necessaria in seguito alla crisi del vecchio centrosinistra ed alla maggioranza del Preambolo affermatasi nella DC nel congresso del 1980, favorevole ad un’apertura a sinistra che escludesse i comunisti.

Il liberale Renato Altissimo nei governi Spadolini I, Spadolini II e Fanfani V fu Ministro della Salute e Ministro all’Industria, Commercio e Artigianato nel Craxi I.

La regione coi migliori risultati per il PLI fu il Piemonte, e in particolare la provincia di Cuneo, storico feudo elettorale di Giovanni Giolitti, Luigi Einaudi e, nell’ultimo terzo del XX secolo, Raffaele Costa.

Nel 1985 dopo un arretramento elettorale, il vertice nazionale cambiò ancora. Alfredo Biondi e Raffaele Costa diedero vita alla “Costituente Liberale” che portò all’elezione di Alfredo Biondi alla segreteria nazionale. Nel 1986 la componente di sinistra elesse segretario Renato Altissimo, che portò il partito all’incremento elettorale delle politiche del 1992. In seguito alle dimissioni di Altissimo, viene eletto segretario Raffaele Costa.

Partendo da dati elettorali esigui, era inimmaginabile che il PLI potesse resistere al ciclone Tangentopoli.

Pur semplicemente sfiorato dalle inchieste di Mani Pulite sul finanziamento illecito ai partiti, il PLI si sciolse nel 1994, così come molti partiti della Prima Repubblica. La situazione era ormai difficile e un congresso furente sancì lo scioglimento del partito il 6 febbraio 1994. Già nel corso del 1993 alcuni esponenti liberali avevano tentato, pur mantenendo l’appartenenza al partito, di ricostituire una presenza liberale sotto nuovi simboli e nuove formule.

Nel giugno 1993 infatti il presidente dimissionario Valerio Zanone aveva dato vita all’Unione Liberaldemocratica, un movimento di ispirazione liberal-democratica, di stampo non conservatore. Analogamente il segretario in carica Raffaele Costa, insieme a Alfredo Biondi e Stefano De Luca, sempre nel giugno 1993, aveva fondato l’Unione di Centro, inteso a raggruppare attorno a sé l’elettorato moderato di centrodestra, alternativo alla sinistra. Alcuni esponenti del PLI inoltre, come Paolo Battistuzzi, aderirono sempre nel corso del 1993 al progetto di Alleanza Democratica, con una collocazione più decisamente di centrosinistra.

Il giorno dopo lo scioglimento, alcuni esponenti dell’ex PLI scelsero di dare vita a un coordinamento dei liberali ormai sparsi in diversi movimenti nella prospettiva di riunificare in futuro le diverse esperienze dei liberali: Raffaello Morelli fondò la Federazione dei Liberali. In occasione delle elezioni politiche del 1994 la Federazione dei Liberali non si presentò unitariamente ma si limitò a stendere un documento di indirizzi politico-programmatici cui si invitavano ad aderire i diversi esponenti liberali candidati nei vari schieramenti. La nuova formazione ereditò il seggio del PLI nell’Internazionale Liberale e la stessa sede di via Frattina a Roma, rivendicando così di rappresentare la continuità del disciolto partito. Nel 1995 l’Unione Liberaldemocratica di Zanone confluì nella Federazione dei Liberali, che l’anno dopo contribuì alla fondazione dell’Ulivo con altri soggetti politici del centro e della sinistra.

Sostanzialmente i liberali si dispersero in sei direzioni:

  • il gruppo più rilevante fuoriuscito dal partito viene traghettato dall’ultimo segretario Raffaele Costa, Alfredo Biondi e da Stefano De Luca, nell’Unione di Centro, fondata l’anno prima dello scioglimento del partito, verso il centrodestra, divenendo parte del Polo delle Libertà e del Governo Berlusconi I, confluendo definitivamente in Forza Italia nel 1998;
  • un altro gruppo, con Antonio Martino, Carlo Scognamiglio, Gianfranco Ciaurro e Pietro Di Muccio, virò decisamente verso il centrodestra aderendo direttamente a Forza Italia, che realizzava l’antica ambizione sonniniana del partito liberale di massa, anche se gran parte delle riforme liberali promesse non furono mai realizzate, per la presenza di una maggioranza di derivazione democristiana e spesso anti-liberista;
  • altri liberali migrarono più a destra, aderendo ad Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, come Gabriele Pagliuzzi, Giuseppe Basini e Luciano Magnalbò;
  • altri liberali come Valerio Zanone, con la sua Unione Liberaldemocratica, aderirono invece alla coalizione centrista del Patto per l’Italia ed al progetto di Mario Segni. Alla Camera viene eletto Pietro Milio;
  • altri scelsero di candidarsi autonomamente sotto le bandiere radicali della Lista Pannella – Riformatori;
  • una minoranza aderì al progetto di Alleanza Democratica, come Paolo Battistuzzi e Gianfranco Passalacqua;

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.